Pulci's language experiments (for Marco)

#1
hi Marco,

Luigi Pulci used in a few poems variations of the Italian word beginning "minch-"

As Pulci was the first (as far we know) who used in 1466 the word "Minchiate", this seems to be an indicator, that Pulci possibly belonged to the circle of persons, who invented this game as a Trionfi card variation.

So it would be nice to understand a little bit these poems.

They are at
http://www.bibliotecaitaliana.it/xtf/vi ... ry=romei#1
I SONETTI DI PARODIA DIALETTALE
I
Chi levassi la foglia, il maglio e 'l loco
a questi minchiattar' Napoletani,
o traessi dal seggio i Capovani,
parebbon salamandre fuor del fuoco.
«Imbiza, Janni, lo 'ngegno allo joco»,
c'ho già sentito meglio abbaiar cani!
E tutti i gran mercianti son marrani,
e tal signor, che non sare' buon cuoco.
«Che buogli' dicer di Napoli jentile?».
La gentilezza sta ne' cantarelli,
rispondo presto: e' parmi un bel porcile.
«Ah, questi Fiorentin, gran joctoncelli,
c'hanno tutti lo tratto sì sottile!».
Così si pascon questi minchiatelli!
Se tu cerchi baccelli,
rispondon tutti, come gente pazza:
«Gòngoli vuoi accattar? Loco, alla chiazza!».
II
«O ti dia Iddio zaine e bocché!».
«I ofel, i ofel»: i' ò mal che Dio ti dia!
«Cazzu incu gh'è»: quel primo in cul ti sia!
«O scove, o sprelle»: o venga pure a te!
«O schiappalegne»: o che ti schiappi el pé!
«O concie zibre»: o serba a Befania!
«Palpé, palpé»: ti palpi la moria!
«O fusalocchio», e 'n capo «el covercé».
«O castem peste»: o pesto ti sia 'l core!
«O lacc im broch»: o preso sie tu a' lacci!
«O chi l'ha rotto, donne», «o chi ha le more».
«O pitì peli, peccini e buracci».
«O ravinculo»; e sien le foglie fuore!
«Navon pur(l)ì»: ti forin ferri e stracci!
«O verzi»: o minchionacci!
«Cazzi, melat, ravize e manigoldi»:
o che v'impicchin tucci coldi coldi!
III
«Ambrosin, vistù ma' il più bel ghiotton,
quel fiorentin ch'è in cha' messer Pizzello?
El non manza ravizze, mo zervello,
ch'el si buttà per zerto un gran poltron.
Non li san le ravizze mica bon:
el son tutte materie, el dise chello
zanzador, che Fiorenza è mo' più bello,
ch'el si vorraria darli un mostazzon.
El passa: ha fiorentin, va scià chillò!
El guarda, in fé de De'». «Mo' tasi ti,
ch'el non z'à ancor vezzuti il cho' di bò.
Et chi credessi un certo odor(e) ch'è qui,
quasi rosea plantata in Iericò
fussi, io nol crezzo, ch'io lo so ben mi».
Ma egli e ben ver così
ch'e milanesi spendon pochi soldi,
et mangion cardinali et manigoldi
et ferrù coldi coldi;
tanto ch'io serbo all'ultimo il sonetto
ch'io mangerei forse io del pan buffetto.
IV
Questi mangia–ravizze e –rave e –verzi,
che ne mangia un toson per tre giganti,
tanto che son ravizze tutti quanti,
non sapranno ricever poi gli scherzi.
E pur ch'io gli scudisci un poco e sferzi,
non pare opera d'uomin', ma di santi;
ma e' mi bisogna volger largo a' canti,
ch'io veggo e' metterebbon mano a' bierzi.
E' dicon le carote igniffi ignarri,
e l'uve spicciolate pinceruoli,
da far, non che arrabbiare i cani, i carri.
Milan può far di molti ravïuoli,
tal ch'i' perdono a que' miei minchiattarri
s'e' non dicessin chiù come assïuoli.
Qui non è muricciuoli:
sanza riposo è questa gente vana.
Ma sai quel che faria impazzar Befana?
La zolfa all'ambrogiana.
E anco credo che per gli scarafaggi
non c'è ancor terra che Milan vantaggi.
V
Mira in chella impeschiata, eh eh, Galgano:
ponmi chel liro grosso me' chi allato,
e metti a 'scita chel che tu hai contiato
a che della Picchierna di tuo mano.
Poi fa' che la polizia e sagelliano
trovate, el gengialello e 'l filonciato.
Non sai ch'un per terzier s'è scontrinato
a tre pocciose porti, che noi abbiàno?
E 'l papa, che ci ha dato un galeone,
ch'è più che cattro volte Fontegaio
e' ci credea ingollar, chel marzoccone!
Dicoti io ch'è sonato già el posciaio
e 'l Mangio ripon chi, chel maragone!
E chiedi al carnaiuolo o al soffrittaio
chell'osso mirollaio;
e domattina dite a Mecheroccio
ch'i' vome a Fonte Beccia a chel mio cioccio.
VI
Sonetto di Luigi Pulci in lingua sanese
Ve' chel fiorentin, ch'è malitïato!
Nol miri?, è me' chi chi con lo scolaio.
Eh, eh! In Bichierna andrà chesto danaio!
Ah cianfardon, ch'avia carafolato!
Costui s'avvolle e fia rabbracicato.
O che!, tre miglia berza ha Fonte Gaio.
Ve è Bertoccio, Goccio e Buttinaio.
Appesta il frabbo, e giuoca dilicato,
Cattro moggia di vin col mezaiuolo,
cinche bacocche in una taffania,
sei pamperige in chesto imbringaiuolo.
Chi vuol paniberar me' Camollia
con la 'nguadiata d'un pizicaiuolo,
che dà frittate crogie et gelaria.
Un ligrittier vi fia,
un goffan con un peschio, un descarello
e 'l manfan, che ti manda el Buffitello.
The poem is given to 1471 at this place
http://www.porthos.it/images/stories/PD ... essita.pdf
and with this words:
Un sonetto di Luigi Pulci risalente al 1471 aiuta
a segnare l’inizio della storia. L’autore toscano in
viaggio a Napoli, non essendo condizionato dalla
quotidianità degli usi, è libero di lasciarsi sorprendere
dalla predilezione per la foglia del gusto
napoletano, che così descrive al Magnifico
Lorenzo a cui dedicò la sua opera:
Chi levasse la foglia, il maglio e ‘l loco
A questi minchiattar napoletani,
o traessi dal seggio i capovani,
parrebbon salamandre fuor del fuoco.

Further it has to be considered, that the Florentian poet Burchiello used earlier the word "minchiattar" in a poem, which also contains the word "Triomphi", possibly ca. 1440

compare: http://trionfi.com/0/e/00a/
Se tu volessi fare un buon minuto
togli Aretini et Orvietani e Bessi
e sarti mulattieri bugiardi e messi,
e fa' che ciaschedun sie ben battuto;
poi gli condisci con uno scrignuto
e per sale vi trita entro votacessi,
e per agresto minchiatar fra essi
accioché sia di tutto ben compiuto.
Spècchiati ne' Triomphi, el gran mescuglio
d'arme, damor, di Bruti e di Catoni
con femine e poeti in guazabuglio: questo fanno patire i maccheroni
veghiando il verno, e meriggiando il luglio
dormir pegli scriptoi i mocciconi.
Dè parliàn de moscioni,
quanta gratia ha il ciel donato loro,
che trassinando merda si fan d'oro.
It seems likely, that Pulci took some influences from Burchiello's very special poetic style.

Do you think it worthwhile to translate these passages? It probably doesn't need to be very precise or perfect.

The whole seems to be jokes about the kitchen and cooking and it has to be observed, that also Burchiello uses the word Maccheroni ... and "Macaronic language" ...

http://en.wikipedia.org/wiki/Macaronic_language

... signifies a specific form of Italian literature, usually said to have started 1488/89. So ... it might be of interest to study this earlier "Maccheroni", also with the idea, that the presented poems possibly uses double meaning language interpretation, as it seems to have been used for the later Macaroni.
Huck
http://trionfi.com

Re: Pulci's language experiments (for Marco)

#2
These verses make an extensive use of dialectal expressions that I am not familiar with. I do not understand much of what they say.

From Google books, it seems that "minchiattari" are "minchiate" players.

"minchionacci" derives from "minchioni" that means "foolish people". This form seems to make the meaning more intense "contemptible foolish people".

"minchiatar" is a verb, but I have no idea of its meaning.

Marco

Re: Pulci's language experiments (for Marco)

#3
Well, is the suspicion true, that he makes fun with Italian kitchen and somehow in relation to Milan?

I would imagine, that Pulci uses these Minchi- words with the background, that the game called Minchiate just has been invented (and probably in his own, Pulci's, circle) in contrast to the already older Trionfi cards, which he localizes to Milan. He exaggerrates the situation by comparing Milanese meals with Florentine meals, so taking an analogy to general Florentine and Milanese taste, and with some subtility he disguises his true intentions.

All these Minchi- words are very rare in old poetry, Pulci seemed to have been the only one, who used them, naturally only Pulci knows, what they mean. Pulci made other "language-experiments, he had a sort of early Italian James-Joyce-style, I would assume.
Huck
http://trionfi.com

Re: Pulci's language experiments (for Marco)

#4
Huck wrote:Well, is the suspicion true, that he makes fun with Italian kitchen and somehow in relation to Milan?
Yes, this is correct. What you have posted is presented as a set of poems ("sonetti", but they are not strictly sonnets).
Number four is about Milan. A very rough translation could be:

IV
Questi mangia–ravizze e –rave e –verzi, | These eaters of cabbages and turnips
che ne mangia un toson per tre giganti, | such that a boy eats as much as three giants
tanto che son ravizze tutti quanti, | so that each of them is a turnip
non sapranno ricever poi gli scherzi. | will not be able to receive my jokes.
E pur ch'io gli scudisci un poco e sferzi, | And the fact that I mock and whip them a little
non pare opera d'uomin', ma di santi; | is a job for saints not for men;
ma e' mi bisogna volger largo a' canti, | I must walk away from corners
ch'io veggo e' metterebbon mano a' bierzi. | because I see they would put hands to their clubs [?].
E' dicon le carote igniffi ignarri, | They call carrots "igniffi ignarri"
e l'uve spicciolate pinceruoli, | and raisins "pinceruoli"
da far, non che arrabbiare i cani, i carri. | that would irritate not only dogs, but also chariots.
Milan può far di molti ravïuoli, | Milan can make many "ravioli" [stuffed pasta similar to tortellini]
tal ch'i' perdono a que' miei minchiattarri | so that I forgive my "minchiattari"
s'e' non dicessin chiù come assïuoli. | if they do not say kew ["chiù"] as owls do.
Qui non è muricciuoli: | Here there are no places to sit on [literally, low walls]
sanza riposo è questa gente vana. | these vain people have no rest.
Ma sai quel che faria impazzar Befana? | Do you know what would make Befana crazy?
La zolfa all'ambrogiana. | Music in the milanese style. [?]
E anco credo che per gli scarafaggi | And I also believe that for roaches
non c'è ancor terra che Milan vantaggi. | there is no place that is better than Milan.

I don't think that all this has anything to do with playing-cards.
On google books I find other possible meaning for minchiattaro:
* chiavatore literally, "fucker" (according to the main meaning of "minchia")
* cialtrone, persona dappoco a worthless person

Marco

Re: Pulci's language experiments (for Marco)

#5
Thanks Marco ...

Well, as already said, the assumed background is, that Florence adopted the Trionfi game in ca. 1450 (allowance of Trionfi) and a variation of this game was made in 1463, still called "Trionfi" ... generally it seems observable, that different locations formed a different "Trionfi style" with intention and and local pride about it.

Now somehow before the year 1466 a game develops in Florence, which is similar to Trionfi, but called "Minchiate" and the name alone seems to express, that it is a form of mockery, mockery possibly about the whole Trionfi genre and possibly the escalation to the different Trionfi parades. The game is noted in 1466, 1471 and 1477 and we don't know, what it was.
The heart of the Florentine mockery is the brigata of Lorenzo, and its loudest speaker is Pulci (but also Lorenzo wrote "mockery" texts). The later Minchiate is noted to have 200 cards (Berni 1526), then a tradition forms, which is called Germini, which uses a 40+40+16+1 form, totally 97. This game loses its name and takes later the name Minchiate, and as this it has survived and so we know, what it is NOW, but we don't know, what it had been once.

In the general development we see develop ..
1. the detection of the astronomical heaven ... with further possible Trionfi objects (Roccabianca (1458-64)
2. the Mantegna Tarocchi with 50 trionfi (suggested by us is 1475)
3. The Costanzo - Camilla marriage with an explosion of the Trionfi number (1475)
some time later the whole emblem books absurdities with 100's of motifs

We see, that Berni noted "200 cards" and we feel at first moment, that this should be a Berni joke about Minchiate, exaggerating the number of the deck known to us, but actually, why should Berni lie, perhaps this thing called Minchiate really had 200 cards. The Germini version had 97.

It had been the Florentine role with its many artists to explode the number of possible motifs - with the help of superior learning and teaching, new interpretation of the language of symbols. And in the heart of this most interesting city was a band of some youth of good education, who had all chances to form this development. They started with making jokes about it.

Remarkable about Pulci's poem of 1471 is the inflation of use of "minch-" words ... which nobody else uses, which can be tested nowadays by the search engine. Which gives the hint, that Pulci had something to do with the invention of "Minchiate", even when the poem has as object some amusement about local dialects and different kitchens.
Huck
http://trionfi.com

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